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Confini mobili: Paola Amati e Clarita Kuo raccontano l’emozione oltre i confini

  • Immagine del redattore: Eleonora F.
    Eleonora F.
  • 26 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Entrare nello spazio Convivio del Palacongressi di Rimini per la mostra Confini mobili significa attraversare una soglia sottile, dove l’arte non si limita a essere osservata ma chiede di essere sentita. Curata da Matteo Sormani per Art Preview / Augeo Art Space, l’esposizione – inserita nel progetto PERL_arte di Italian Exhibition Group – mette in dialogo le opere di Paola Amati e Clarita Kuo, due artiste apparentemente lontane per linguaggio e ricerca, ma profondamente connesse sul piano emotivo e percettivo.


Paola Amati
Aurora - Paola Amati
Paola Amati: sguardi che parlano

Davanti alle opere di Paola Amati, il primo impatto è silenzioso ma immediato. I suoi ritratti non chiedono attenzione: la pretendono con naturalezza. Sono soprattutto gli sguardi a catturare, a creare un contatto diretto e quasi intimo. Guardandoli, ho avuto la sensazione di essere trasportata dentro i sentimenti di quelle donne, come se ogni volto custodisse un pensiero non detto, una riflessione sospesa.

Gli occhi dipinti da Amati diventano soglie emotive: non raccontano una storia precisa, ma aprono uno spazio in cui chi osserva può riconoscersi. È una pittura che non descrive, ma suggerisce, e che riesce a creare una connessione profonda tra l’opera e chi le sta davanti. In quel dialogo silenzioso, ho percepito emozioni familiari, stati d’animo che sembravano affiorare lentamente, senza bisogno di parole.


Paola Amati
Valentina - Paola Amati

Clarita Kuo: memoria, materia, sensibilità

Se le opere di Amati parlano attraverso lo sguardo, quelle di Clarita Kuo lavorano su un altro livello, più stratificato e materico. La sua pittura, che nasce dall’incontro tra culture e percorsi diversi, ha toccato una zona più intima della mia sensibilità: quella dei ricordi, delle immagini interiori che emergono senza essere chiamate.

Osservando le sue superfici, i colori e le texture, ho avuto la sensazione che ogni opera contenesse un pensiero, una memoria, una traccia di vissuto. Nulla è dichiarato apertamente, eppure tutto è presente. Le opere di Kuo invitano a rallentare, a soffermarsi, a lasciare che sia la materia stessa a evocare emozioni e ricordi personali. È una pittura che non impone una lettura, ma accompagna chi guarda in un percorso di ascolto.


Clarita Kuo
Mending Blue - Clarita Kuo

Due poetiche diverse, una stessa profondità

A prima vista, le ricerche di Paola Amati e Clarita Kuo sembrano muoversi su binari differenti: una concentrata sulla figura e sull’espressività del volto, l’altra sulla sintesi culturale e sulla forza evocativa della materia. Eppure, Confini mobili dimostra quanto queste differenze siano solo apparenti.

Entrambe lavorano sul concetto di passaggio, di confine che si sposta continuamente: tra visibile e invisibile, tra memoria e presente, tra ciò che si mostra e ciò che resta implicito. Le loro opere parlano lingue diverse, ma condividono la stessa capacità di entrare in relazione con chi osserva, di attivare una risposta emotiva autentica.


Clarita Kuo
Healing Forest - Clarita Kuo

Confini mobili non è una mostra da consumare velocemente. È uno spazio da attraversare con attenzione, lasciandosi guidare dalle sensazioni più che dalle definizioni. Le opere di Amati e Kuo restano addosso anche dopo, come accade solo quando l’arte riesce davvero a toccare qualcosa di personale.

Ed è forse proprio questo il senso più profondo del titolo: i confini non sono mai fissi, soprattutto quando si parla di emozioni, memoria e percezione.


Info mostra

Confini mobili , Spazio Convivio – Palacongressi di Rimini

Aperta dal 24 gennaio al 31 maggio 2026

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