Palazzo della Rienza a Como: storia, rinascita e nuovi eventi da settembre 2026
- Eleonora F.

- 2 ore fa
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Entrare a Palazzo della Rienza significa accorgersi, stanza dopo stanza, che il tempo non ha necessariamente bisogno di essere cancellato per lasciare spazio al presente. Può essere ascoltato, interpretato e riportato alla luce.
È stata questa una delle sensazioni più forti della mia visita a Como. Mi sono trovata davanti a un luogo che non avevo semplicemente voglia di osservare, ma di capire: seguire con lo sguardo le decorazioni, attraversare le sale, soffermarmi sui dettagli e provare a immaginare quante vite, cambiamenti e trasformazioni siano passati da quelle stanze.
La cosa che mi ha affascinato maggiormente è proprio il dialogo continuo tra ciò che Palazzo della Rienza è stato e ciò che sta diventando. Perché questo edificio non vuole rimanere immobile nella propria storia: dopo il complesso intervento di restauro del 2025, oggi torna a essere vissuto e si apre a nuove esperienze, incontri e attività. Un percorso che proseguirà da settembre con un calendario di appuntamenti dedicati alla scoperta del Palazzo, alla cura di sé, alla ceramica e alle persone che hanno contribuito al progetto.
Ed è forse questo il modo più bello per preservare un luogo: continuare a dargli una storia.

Palazzo della Rienza, una storia che attraversa tre secoli
Per comprendere davvero Palazzo della Rienza bisogna partire dalla sua posizione.
L'edificio sorge alle pendici della collina che sovrasta Como, poco sotto la frazione di Garzola, nel punto in cui la montagna incontra il torrente Cosia, ancora nel suo tratto aperto. Si trova lungo via Rienza, antico percorso che collegava il borgo di San Martino alla frazione di Camnago, località legata anche alla famiglia dello scienziato comasco Alessandro Volta.
La storia documentata dell'edificio ci porta indietro di oltre trecento anni. Una parte del Palazzo compare infatti già nel Catasto Teresiano, il censimento avviato nel 1718 e concluso nel 1722. All'epoca si presentava come un complesso a "L", comprendente gran parte dell'unità parallela a via Rienza e la porzione centrale dell'edificio che vediamo oggi.
Nel corso dell'Ottocento la struttura cambia. Il Catasto Lombardo-Veneto documenta un ampliamento, con la costruzione di un nuovo corpo lungo via Rienza, mentre gli aggiornamenti del 1898 mostrano una configurazione ormai vicina a quella attuale. Un'ulteriore richiesta di ampliamento risale al 24 marzo 1924.
Proprio dal 1924 il Palazzo risulta appartenere alla famiglia Rossi, inizialmente ad Andreina Andreotti e al marito, il cavaliere Cesare Rossi. Negli anni Sessanta la proprietà passa alla figlia Adriana, che amplia ulteriormente il complesso realizzando l'adiacente casa del custode.
Una storia familiare apparentemente privata che, attraversando le generazioni, finisce per intrecciarsi inevitabilmente con quella della città.


Le stanze raccontano il Palazzo
Durante la visita è l'architettura stessa a suggerire come muoversi.
Gli ambienti sono organizzati secondo una sequenza di sale in enfilade: stanze comunicanti attraverso porte allineate che consentono allo sguardo di attraversare prospetticamente gli spazi. È una soluzione tipica dei palazzi nobiliari del Seicento e del Settecento, particolarmente interessante in questo caso perché applicata a quella che viene identificata come una residenza probabilmente di origine borghese.
Questa conformazione contribuisce a rendere Palazzo della Rienza un caso particolare all'interno della convalle comasca, differenziandolo sia dagli edifici più compatti del centro storico sia dalle ville isolate del paesaggio collinare.
Ma sono soprattutto i dettagli decorativi ad aver attirato la mia attenzione.
Sulla facciata emerge un linguaggio riconducibile allo stile Liberty, con una presenza diffusa di elementi floreali e vegetali. Il melograno ritorna nelle cornici delle finestre, nei capitelli delle bifore e nelle mensole che sostengono i davanzali, diventando quasi un motivo ricorrente attraverso cui leggere l'identità dell'edificio.
All'interno, invece, compaiono decorazioni a stencil legate al gusto Liberty e Art Nouveau. Nella biblioteca una fascia di festoni alterna elementi vegetali e floreali; nelle camere da letto al secondo piano le decorazioni cambiano nuovamente linguaggio, passando da richiami neomedievali a motivi maggiormente vegetali.
È proprio quando si osservano questi particolari che una visita cambia natura. Non stai più semplicemente guardando un edificio restaurato: inizi a cercare tracce.

Dorin Rossi e il restauro di Palazzo della Rienza
Il 2025 segna un nuovo capitolo nella lunga storia del Palazzo con un complesso intervento di restauro curato dall'architetto Dorin Rossi.
Il suo lavoro ha avuto come obiettivo il recupero della spazialità originaria dell'edificio e degli assetti decorativi che erano stati modificati nel corso del tempo. Dopo il restauro, Rossi ha scelto Palazzo della Rienza anche come propria residenza e sede del suo studio professionale.
Dorin Rossi ha conseguito il Master in Architecture – Architectural Design al Politecnico di Milano e nel presentare il proprio approccio professionale individua tre concetti fondamentali: qualità, bellezza e attenzione. Centrale nella sua visione è proprio l'attenzione al dettaglio, richiamando il pensiero di Luigi Caccia Dominioni e la sua celebre espressione "dal cucchiaio alla città": l'idea che l'architetto debba occuparsi con la stessa attenzione tanto della scala più piccola quanto di quella urbana.
Visitando Palazzo della Rienza, questa attenzione al particolare diventa percepibile. Il restauro non cancella il tempo trascorso, ma permette nuovamente di leggere gli spazi e le decorazioni che definiscono l'identità della dimora.
E sapere che oggi l'architetto che ha seguito il recupero vive e lavora all'interno dello stesso edificio aggiunge, almeno per me, un significato particolare al progetto: il Palazzo non viene trattato come una testimonianza distante, ma continua a essere abitato.

Un testimone silenzioso della storia di Como
C'è un passaggio nella documentazione dedicata a Palazzo della Rienza che trovo particolarmente evocativo: l'edificio viene definito un "silente testimone dello scorrere del tempo".
Ed effettivamente, se proviamo a immaginare tutto ciò che è accaduto mentre quelle mura rimanevano al loro posto, la prospettiva cambia completamente.
Palazzo della Rienza ha attraversato l'Unità d'Italia, due guerre mondiali, il progresso industriale, l'arrivo della tranvia, lo sbarco sulla Luna e infine le trasformazioni culturali e tecnologiche della contemporaneità.
Anche tutto ciò che lo circonda è cambiato. San Martino è passato da un paesaggio prevalentemente agricolo a una periferia industriale, per assumere infine una dimensione soprattutto residenziale.
Eppure il Palazzo è rimasto lì.
È questa stratificazione che personalmente trovo emozionante nei luoghi storici: sapere che ciò che stiamo osservando oggi non appartiene a un unico momento, ma contiene epoche differenti sovrapposte l'una all'altra.
La sua importanza, infatti, non deriva soltanto dall'eleganza architettonica. Attraverso una storia familiare apparentemente ordinaria, Palazzo della Rienza riesce a raccontare anche una parte dell'identità di un territorio molto più ampio.

Da settembre Palazzo della Rienza torna a essere un luogo da vivere
La parte forse più interessante del progetto contemporaneo riguarda ciò che succederà adesso.
Il Palazzo non viene pensato esclusivamente come qualcosa da conservare e osservare, ma come uno spazio nel quale creare occasioni di incontro e, oggi, anche come un luogo nel quale soggiornare. All’interno di Palazzo della Rienza è infatti possibile pernottare in due suite, un’opportunità che permette di vivere la dimora in una dimensione ancora più intima, andando oltre il tempo di una semplice visita e immergendosi nella sua atmosfera e nella sua storia.
Da settembre 2026 è previsto un calendario di eventi differenti tra loro che permetterà di avvicinarsi al luogo da prospettive diverse.
Si comincia sabato 5 settembre alle ore 10.00 con una visita guidata di Palazzo della Rienza insieme a SlowLake Como. Un'occasione particolarmente interessante per chi desidera approfondire la storia dell'edificio e comprendere meglio gli elementi architettonici e decorativi che lo caratterizzano.
Il 16 settembre alle ore 19.00 il programma cambia completamente registro con "Rituali di cura di sé" insieme a Caterina Giunchi. Un appuntamento che introduce all'interno delle stanze storiche del Palazzo un tema legato alla dimensione personale e alla cura.
Il 19 settembre alle ore 15.00 sarà invece la volta di un workshop di ceramica con Elisa Ceramics. La manualità entra così in relazione con un luogo in cui il lavoro sulle superfici, sulle decorazioni e sui dettagli costituisce già una parte importante dell'esperienza visiva.
Il 27 settembre è in programma "Beyond the Feed", a cura di Como in Tasca, descritto come un momento dedicato a celebrare le persone che hanno reso possibile questo percorso.
Infine, sabato 3 ottobre alle ore 10.00, SlowLake Como accompagnerà una nuova visita guidata del Palazzo, offrendo un'altra possibilità di scoprirne storia e ambienti.
Cinque appuntamenti e linguaggi differenti: storia, benessere, artigianato, condivisione e cultura del territorio. Mi piace pensare che sia proprio questa varietà a raccontare meglio la nuova vita di Palazzo della Rienza.



Preservare significa anche continuare a creare
Sono uscita da Palazzo della Rienza con una sensazione diversa rispetto a quella che provo quando visito un luogo storico trasformato esclusivamente in uno spazio espositivo.
Qui ho percepito ancora la dimensione della casa.
Forse perché è realmente abitata, forse perché le stanze mantengono una relazione molto forte tra loro, o forse perché il progetto contemporaneo sembra voler aggiungere nuove esperienze senza cancellare quelle precedenti.
Durante la visita mi sono ritrovata più volte a immaginare chi avesse attraversato quelle stesse porte, guardato fuori da quelle finestre o vissuto quelle stanze molti decenni prima di me. È una sensazione difficile da restituire attraverso una fotografia, perché nasce proprio dall'essere fisicamente dentro un luogo e dal percepirne le proporzioni, i passaggi, i dettagli e persino i silenzi.
Ed è per questo che trovo particolarmente interessante il programma che inizierà a settembre. Aprire nuovamente queste stanze alle persone attraverso visite, incontri e attività creative significa permettere al Palazzo di aggiungere altre storie a quelle che custodisce già da secoli.
Palazzo della Rienza ha osservato il mondo cambiare per oltre trecento anni. Oggi, dopo il restauro, non riparte da zero: riparte da tutto ciò che è stato.
E continua a scrivere la propria storia.




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