Romeo Gigli Autunno/Inverno 2026–27: Venus in Furs e la tensione come linguaggio contemporaneo
- Eleonora F.

- 20 mar
- Tempo di lettura: 3 min
C’è qualcosa che, più di ogni altra cosa, attraversa Venus in Furs: una tensione sottile, continua, quasi impercettibile, che non si manifesta mai in modo esplicito ma che costruisce, silenziosamente, l’intera architettura della collezione.
Non è una citazione, non è un ritorno nostalgico. È un’eco.Un’energia che vibra sotto la superficie e che Romeo Gigli, sotto la direzione creativa di Alessandro De Benedetti, traduce in forma, costruzione, silhouette.
L’Autunno/Inverno 2026–27 si sviluppa così come un ritmo ipnotico, quasi rituale, dove il corpo diventa spazio progettuale e la moda torna a essere linguaggio complesso, stratificato, profondamente contemporaneo.

Tra costruzione e trasformazione
Il primo elemento che emerge è la forza della costruzione.
Le spalle sono nette, precise, mentre i cappotti avvolgono il corpo con una presenza strutturata ma mai rigida, come corazze leggere che proteggono senza costringere. Gli smoking doppiopetto si scompongono e si ricompongono, dando vita a una grammatica fatta di volumi geometrici e proporzioni in continuo mutamento.
La sartorialità si allontana da qualsiasi idea convenzionale e si trasforma in gesto radicale, incisivo, capace di ridefinire il rapporto tra corpo e abito.
Eppure, è proprio all’interno di questa costruzione rigorosa che si apre una seconda dimensione.


Una sensualità che resta in superficie
Non si tratta di una sensualità dichiarata, ma di una presenza costante, trattenuta, quasi clandestina.
Le rouches in georgette di seta, instabili e moltiplicate, interrompono la linearità delle forme e introducono una vibrazione inattesa. I volumi si muovono attorno al corpo, lo sfiorano, lo seguono, creando un dialogo continuo tra struttura e fluidità.
Le silhouette si allungano improvvisamente, per poi contrarsi, ruotare, cambiare direzione. Alcuni capi sembrano orbitare intorno al corpo, come se fossero guidati da una forza invisibile.
È in questo movimento che prende forma una narrazione più profonda: quella di una identità che non si definisce mai completamente, che si costruisce per stratificazioni, per possibilità.


Il maschile come spazio
Uno degli aspetti più interessanti della collezione è il modo in cui il maschile viene reinterpretato.
Non come opposto al femminile, ma come dimensione che lo contiene, lo attraversa, lo amplifica.
Le costruzioni sartoriali, i cappotti-divisa, le linee ispirate a un immaginario quasi militare, introducono una disciplina visiva che viene costantemente messa in discussione da elementi più fluidi, più instabili, più emotivi.
Il risultato è una tensione continua tra controllo e abbandono, tra rigore e trasformazione.

La materia come esperienza
In Venus in Furs, la materia non è mai solo superficie, ma parte integrante della narrazione.
Lane compatte e tessuti checked strutturati dialogano con crepe e georgette in seta, satin luminosi, jersey stretch e finiture lucide che riflettono la luce in modo irregolare, quasi nervoso. I dettagli in nappa introducono una dimensione più notturna, più intima, che amplifica la complessità della collezione.
Anche il concetto di pelliccia viene completamente trasformato: non è più elemento decorativo, ma diventa presenza mentale, suggestione, desiderio che prende forma.
Una materia che non si limita a essere osservata, ma che si percepisce, che costruisce un rapporto diretto con il corpo.

Una palette emotiva
La costruzione cromatica segue la stessa logica di contrasti e stratificazioni.
Il nero assoluto e l’avorio lunare definiscono i poli della collezione, mentre tonalità naturali come camel e tobacco introducono profondità. I motivi check e pinstripe aggiungono un ritmo grafico, mentre accenti più intensi — bordeaux, rosso, rosa, lilla — emergono come variazioni emotive, capaci di modificare la percezione dell’intero look.
È una palette che non decora, ma costruisce atmosfera.

Una figura in trasformazione
I nomi dei look — Orlando, Ophelia, Vortex, Selene — suggeriscono già la direzione della collezione: ambiguità, metamorfosi, trasformazione.
La figura che emerge non è mai completamente definita.È un personaggio in divenire, colto nel momento esatto in cui sceglie di non scegliere, di non dichiararsi, di restare in sospensione.
Una femminilità che si costruisce attraverso il movimento, attraverso il cambiamento, attraverso la possibilità di essere più cose contemporaneamente.
E nella tensione tra ciò che si rivela e ciò che resta nascosto, la moda trova il suo linguaggio più profondo.




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