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Mauro Pipani, “Giardini Sospesi” a Rimini: la delicatezza di una pittura che accarezza l’anima

Immagine del redattore: Eleonora F.
Eleonora F.
13 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

La prima sensazione è stata di estrema delicatezza.

Non quella fragile, quasi impalpabile, che rischia di scomparire davanti allo sguardo, ma una delicatezza capace di trattenerti, di chiederti silenzio e tempo. Ieri sera, all’inaugurazione di “Giardini Sospesi” di Mauro Pipani, negli spazi di Augeo Art Space a Rimini, mi sono ritrovata davanti a opere che non avevo voglia di comprendere immediatamente: volevo semplicemente lasciarmi attraversare da ciò che mi stavano facendo sentire.

Ho percepito una femminilità profonda nelle cromie, nelle trasparenze, nelle superfici che sembrano custodire qualcosa e poi lasciarlo affiorare lentamente. Rosa polverosi, terre, verdi, segni, velature: una pittura che non alza mai la voce e proprio per questo riesce ad arrivare in un luogo molto intimo. Guardando i lavori di Pipani ho pensato più volte a un gesto lieve, quasi a una carezza sull’anima.

È stata la mia porta d’ingresso in una mostra che parla di giardini, ma nella quale il giardino smette presto di essere soltanto un luogo.


Mauro Pipani, “Giardini Sospesi” a Rimini

Giardini Sospesi: il giardino come luogo interiore

La mostra, inaugurata il 18 settembre e visitabile fino al 10 novembre 2026, nasce nell'ambito del progetto Giardini d’Autore nella Città di Rimini, che porta il tema del giardino oltre la sua dimensione botanica per creare relazioni tra arte, paesaggio, natura, storia e cultura contemporanea. È realizzata in collaborazione con Art Preview e con il patrocinio del Comune di Rimini e della Regione Emilia-Romagna.

In questo contesto Mauro Pipani costruisce il proprio giardino senza descriverlo.

Non troviamo una rappresentazione naturalistica di fiori, piante o paesaggi. Il giardino diventa piuttosto una condizione dello sguardo, uno spazio simbolico legato alla cura, alla trasformazione, al trascorrere del tempo e alla memoria. Le opere lavorano continuamente sul confine tra ciò che appare e ciò che sembra sul punto di dissolversi, tra presenza e assenza, tra qualcosa che ricordiamo e qualcosa che forse abbiamo soltanto immaginato.

Nel testo critico che accompagna il catalogo, la storica dell'arte Sabina Ghinassi descrive il giardino di Pipani come un luogo del “tempo sospeso”, attraversato da ritorni, partenze, memorie, pensieri, vita e rinascita. È una lettura che, dopo aver visto la mostra, trovo particolarmente vicina alla sensazione che lasciano queste opere: non raccontano una storia lineare, ma sembrano conservare frammenti di molte storie possibili.


Una pittura fatta di materia, luce e memoria

Avvicinandosi alle opere cambia tutto.

Quello che da lontano può apparire come un paesaggio cromatico delicatissimo rivela superfici complesse, stratificate, nelle quali la materia ha un ruolo fondamentale. Per Giardini Sospesi sono state realizzate venti opere site-specific inedite, dipinte su tavola utilizzando garze e pigmenti.

È interessante conoscere questo aspetto perché permette di comprendere meglio la profondità delle superfici. La pittura di Pipani nasce infatti attraverso un processo lento di sedimentazione: velature, trasparenze e passaggi tonali si sovrappongono creando una profondità che non dipende dalla prospettiva tradizionale, ma dal colore, dalla materia e dalla luce. Qui ho ritrovato quella femminilità che mi aveva colpita al primo sguardo. È una mia percezione, naturalmente, non una definizione dell'opera dell'artista. La sento nella capacità di essere potente senza diventare aggressiva, nella sovrapposizione delle trasparenze, nei colori quasi trattenuti e in quelle superfici che sembrano proteggere qualcosa di intimo.


Mauro Pipani, “Giardini Sospesi” a Rimini

Mauro Pipani: oltre quarant’anni di ricerca tra pittura e installazione

Conoscere il percorso di Mauro Pipani aiuta a comprendere quanto ciò che vediamo oggi sia il risultato di una ricerca lunga e coerente.

Nato a Cesenatico nel 1953, vive e lavora a Cesena. Si è formato all'Accademia di Belle Arti di Bologna con Pompilio Mandelli e negli anni Settanta ha mosso i primi passi nella scena artistica bolognese, partecipando nel 1972 al collettivo “La Comune” diretto da Dario Fo e diventando l'anno successivo uno dei fondatori del collettivo di via delle Biscie. La sua ricerca attraversa pittura, disegno e installazione e indaga in particolare memoria, luoghi e natura sensibile delle cose. Nel suo lavoro entrano garze, carte, resine, supporti lignei, segni e parole: elementi che si sovrappongono fino a costruire immagini sospese tra astrazione ed evocazione del paesaggio. Pipani è inoltre docente di Pittura e Tecniche della Pittura all'Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia e, dal 2025, curatore e direttore del Museo Civico Giuseppe Ugonia, della Galleria Dalmonte e degli spazi espositivi del Comune di Brisighella.

Nel materiale biografico che accompagna la mostra emerge con chiarezza anche la centralità della stratificazione: memoria, paesaggio interiore e materia si intrecciano attraverso pigmenti, garze, ossidi, carte e scritture. È un elemento importante perché restituisce il senso di una pittura nella quale ciò che vediamo in superficie sembra sempre contenere qualcosa che è accaduto prima.


La natura non viene rappresentata, viene ricordata

La natura non arriva sulla tavola come immagine da riprodurre fedelmente. Diventa ricordo, traccia, sensazione. Il giardino può essere fioritura ma anche sfioritura, nascita e trasformazione, qualcosa che appare e qualcosa che inevitabilmente scompare.

Sabina Ghinassi, nel testo del catalogo, parla di opere che portano con sé “polveri, pulviscoli, semi, vita”. Sono immagini molto precise per descrivere ciò che succede davanti a queste superfici: lo sguardo continua a cercare qualcosa, senza che l'opera gli consegni mai una risposta definitiva.

La stessa ricerca ufficiale della mostra insiste su questa tensione tra visibile e invisibile, memoria e divenire. Il colore non serve quindi soltanto a costruire l'immagine, ma diventa esso stesso uno spazio emotivo, capace di accogliere una dimensione contemplativa e spirituale.

Forse è per questo che le opere sembrano cambiare mentre le si osserva. Più ci si ferma, più emergono particolari; poi qualcosa torna a nascondersi e lo sguardo riparte.


Mauro Pipani, “Giardini Sospesi” a Rimini

Giardini Sospesi e quella bellezza che non ha bisogno di imporsi

Nel panorama dell'arte contemporanea, il lavoro di Pipani viene ricondotto alla tradizione dell'astrazione informale lirica italiana, sviluppata attraverso una ricerca personale sulla luce, sulla trasparenza e sulla profondità cromatica. Le superfici non cercano un impatto immediato, ma invitano a una fruizione lenta e meditativa.

Ed è esattamente ciò che ho provato ieri.

Siamo abituati a immagini che cercano continuamente di conquistarci in pochi secondi, a colori esasperati, contrasti, stimoli e messaggi immediatamente leggibili. Entrare nei Giardini Sospesi significa accettare un ritmo differente.

Ho avuto voglia di avvicinarmi alle opere, allontanarmi, tornare indietro. Di osservare come cambiassero le superfici con la luce e di cercare dentro quelle velature qualcosa che probabilmente apparteneva più alla mia memoria che alla tela.

La mostra è accompagnata da un catalogo con testi critici di Sabina Ghinassi e Luca Baroni, direttore del MARV – Museo d'Arte Rubini Vesin di Gradara e della Rete Museale Marche Nord. Domenica 20 settembre alle ore 17 è inoltre previsto a Castello Benelli, nell'ambito di Giardini d'Autore, un incontro con Mauro Pipani e Matteo Sormani, curatore e gallerista di Augeo Art Space.


In queste opere ho ritrovato qualcosa che cerco spesso nell'arte: la possibilità di emozionarmi senza che qualcuno mi dica esattamente che cosa devo provare.

I Giardini Sospesi lasciano questo spazio. Permettono allo sguardo di perdersi, alle immagini di diventare ricordi e ai colori di trasformarsi in sensazioni. Ieri sera, davanti a quelle superfici così lievi e insieme così dense, ho pensato che alcune opere non abbiano bisogno di travolgerci per lasciare un segno.

A volte basta che ci sfiorino.



Informazioni sulla mostra

Mauro Pipani – Giardini Sospesi

Augeo Art Space, Rimini

18 settembre – 10 novembre 2026

Dal martedì al sabato, ore 10–12 e 16–19.


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