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Aldo Damioli a Verbania: Il Grand Tour della pittura e la bellezza di un mondo pacificato

Immagine del redattore: Eleonora F.
Eleonora F.
2 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

Al Museo del Paesaggio di Verbania, dal 8 novembre 2026 al 4 aprile 2027, circa quaranta opere raccontano l'universo pittorico di Aldo Damioli. Da New York a Venezia, passando per Milano, Parigi e l'Oriente, un viaggio tra città reali e immaginate che restituisce al paesaggio urbano una dimensione contemplativa.

New York possiede un'immagine talmente radicata nel nostro immaginario da sembrare quasi impossibile da reinventare. I grattacieli, il traffico, l'energia inesauribile delle strade, quella velocità che appartiene alla città tanto quanto il suo skyline. Eppure, nelle vedute di Aldo Damioli, la metropoli americana sembra concedersi qualcosa che raramente le associamo: il silenzio. L'architettura rimane riconoscibile, mentre la luce, l'acqua e l'atmosfera evocano una Venezia settecentesca, restituendo alla città una dimensione sospesa, quasi fuori dal tempo.


Aldo Damioli, VNY 2015, olio su tela, 80X100
Aldo Damioli, VNY 2015, olio su tela, 80X100

È questa New York inattesa ad aver attirato immediatamente la mia attenzione, avvicinandomi alla mostra Il Grand Tour della pittura, che il Museo del Paesaggio di Verbania dedica all'artista milanese dall'8 novembre 2026 al 4 aprile 2027. Curata da Elena Pontiggia, l'esposizione riunisce circa quaranta opere nelle sale di Palazzo Viani Dugnani, ripercorrendo una ricerca artistica che attraversa epoche, linguaggi e geografie differenti, con la pittura come strumento per reinventare la percezione della realtà.

Il riferimento al Grand Tour, il viaggio di formazione che tra Settecento e Ottocento conduceva artisti e viaggiatori europei alla scoperta dei grandi centri culturali, acquista qui un significato particolare. Damioli attraversa idealmente le città del mondo, ma le sue vedute appartengono soprattutto a una geografia della memoria e dell'immaginazione, nella quale la storia dell'arte diventa il linguaggio attraverso cui rileggere il presente.


Venezia-New York: la metropoli incontra la quiete di Canaletto

Il ciclo Venezia-New York, avviato negli anni Novanta, rappresenta uno dei nuclei più riconoscibili della produzione di Damioli. L'artista riprende i codici della pittura vedutista veneziana del Settecento, in particolare quelli di Canaletto, per applicarli alla metropoli americana, dando vita a paesaggi che sembrano appartenere contemporaneamente a due epoche e a due città.

La luce limpida, il disegno delle nuvole, l'acqua dell'Hudson e le imbarcazioni che attraversano il paesaggio trasformano Manhattan in un luogo quasi immaginario. La verticalità dei grattacieli conserva la propria imponenza, ma perde quella tensione che abitualmente associamo alla città, lasciando spazio a una calma inattesa.

Damioli racconta di aver immaginato New York attraverso uno spirito canalettiano, lontano dal caos della metropoli. Il risultato è una città che continua a essere riconoscibile e che, al tempo stesso, sembra appartenere a un'altra dimensione, dove il tempo quotidiano ha ceduto il posto a una domenica senza fine.

In questa trasformazione si riconosce anche la sottile ironia che attraversa la ricerca dell'artista. Come osserva la curatrice Elena Pontiggia, le vedute di Venezia-New York contengono una riflessione sul ritmo esasperato della vita contemporanea: proprio la città che non dorme mai viene rappresentata come uno spazio nel quale il tempo sembra essersi finalmente liberato dalla fretta.


Aldo Damioli, VNY 2015, olio su tela, 70X80
Aldo Damioli, VNY 2015, olio su tela, 70X80
Il mondo pacificato di Damioli: la città che vorrei vedere

Nel raccontare la propria pittura, Aldo Damioli utilizza un'espressione che trovo particolarmente significativa: «un mondo pacificato, dove è sempre domenica».

È una definizione che mi ha accompagnata mentre osservavo le immagini delle sue opere e che ha dato forma alla mia riflessione su questa mostra. Perché quella New York silenziosa, attraversata da una luce serena e da un tempo finalmente disteso, è in qualche modo la visione che vorrei riuscire a ritrovare in ogni città.

Penso alle metropoli che conosciamo attraverso le immagini, ai luoghi che abbiamo visitato e a quelli che desideriamo ancora scoprire. Ogni città possiede una propria energia, un carattere e una storia, ma il nostro modo di percepirla dipende inevitabilmente anche dallo sguardo con cui la attraversiamo. La stessa strada può sembrarci caotica oppure affascinante, un paesaggio urbano può apparire ostile o accogliente, e spesso è proprio la nostra disposizione interiore a modificare il rapporto con ciò che abbiamo davanti.

In un presente attraversato da conflitti, tensioni e incertezze, quella dimensione pacificata assume per me un significato che va oltre la rappresentazione pittorica. Mi piacerebbe che riuscissimo a osservare il mondo con una maggiore serenità, recuperando la capacità di riconoscere la bellezza anche dove siamo abituati a vedere soltanto disordine, velocità e contraddizioni.

Naturalmente, uno sguardo più pacificato non può cancellare la complessità della realtà. Può però cambiare il modo in cui ci rapportiamo a essa, lasciando spazio alla contemplazione, all'ascolto e a una forma di attenzione che la quotidianità tende spesso a sottrarci.

È questa la New York che vorrei vedere, ed è forse anche il modo in cui vorrei imparare a guardare ogni città: con gli occhi e con la mente capaci di immaginare una realtà più armoniosa.

La pittura di Damioli sembra suggerire proprio questa possibilità, affidando all'immaginazione il compito di modificare la nostra percezione senza privare i luoghi della loro identità.


Aldo Damioli, Pechino 2010, olio su tela, 70X80
Aldo Damioli, Pechino 2010, olio su tela, 70X80
Il Grand Tour della pittura: un viaggio tra città, epoche e immaginazione

La mostra al Museo del Paesaggio di Verbania restituisce l'ampiezza di una ricerca che, pur mantenendo un linguaggio riconoscibile, ha attraversato differenti stagioni espressive. Dalle prime opere influenzate dalla Pop Art inglese al ciclo delle Pizze degli anni Ottanta, fino alle celebri Venezia-New York, Damioli ha progressivamente costruito un universo pittorico nel quale soggetti familiari vengono sottratti al loro contesto abituale e reinterpretati attraverso riferimenti storici, ironia e invenzione.

Accanto alle vedute della metropoli americana, il percorso espositivo presenta altre città che l'artista ha trasformato attraverso la propria sensibilità. Milano emerge soprattutto nella dimensione notturna, quando il traffico si attenua e le automobili diventano piccoli bagliori nel buio; Parigi conserva il ricordo delle atmosfere culturali degli anni Sessanta e Settanta, mentre le città cinesi vengono interpretate attraverso un linguaggio essenziale, vicino a una sensibilità taoista. Completano il viaggio Venezia, Torino e altri paesaggi nei quali il tempo storico si intreccia continuamente con quello della memoria.

La dimensione concettuale di questa pittura si manifesta proprio nella capacità di trasformare la veduta in qualcosa che supera la semplice rappresentazione di un luogo. Dietro l'apparente precisione delle architetture, la nitidezza delle forme e il controllo della composizione, si sviluppa una ricerca che invita a interrogarsi sul rapporto tra realtà e immaginazione.

Elena Pontiggia sottolinea come ciò che osserviamo nei dipinti rappresenti soltanto una parte dell'opera, mentre l'altra appartiene ai pensieri che essa riesce a generare. Un'osservazione che permette di comprendere la particolare natura del lavoro di Damioli, dove il linguaggio della pittura tradizionale convive con significati ironici, paradossali e talvolta surreali.


Aldo Damioli, VNY 2015, olio su tela, 80X100
Aldo Damioli, VNY 2015, olio su tela, 80X100
Aldo Damioli e il paesaggio come esercizio dello sguardo

Nato a Milano nel 1952, Aldo Damioli si è formato alla Scuola degli Artefici di Brera e ha frequentato la Scuola di Cinematografia di Milano. La sua prima mostra risale al 1968, con opere influenzate dalla Pop Art inglese, mentre negli anni successivi la sua ricerca si è sviluppata attraverso differenti linguaggi pittorici, mantenendo un interesse costante per il rapporto tra soggetto, stile e interpretazione.

La sua produzione è stata presentata in numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia. Con Il Grand Tour della pittura, il Museo del Paesaggio di Verbania offre l'occasione di ripercorrere questa evoluzione e di metterla in relazione con una tradizione vedutistica che appartiene profondamente alla storia del territorio del Lago Maggiore.

Il paesaggio diventa così un punto di incontro tra memoria e contemporaneità, tra ciò che conosciamo e ciò che possiamo ancora immaginare. Ed è proprio questa libertà interpretativa a rendere il lavoro di Damioli così vicino alla mia sensibilità.

Mi affascina l'idea che un artista possa restituirci una città attraverso una visione personale, permettendoci di riconoscerla e, nello stesso momento, di scoprirla nuovamente. La sua New York conserva i grattacieli e le architetture che la rendono inconfondibile, ma acquista una qualità quasi poetica, una quiete che sembra appartenere più al desiderio che alla quotidianità.

Eppure, osservando quelle vedute, viene naturale chiedersi quanto di quella serenità potremmo ritrovare anche nella realtà, se imparassimo a concederci un tempo diverso per guardarla.

Vorrei che ogni città potesse apparirci, almeno qualche volta, come la New York di Aldo Damioli: un luogo nel quale la bellezza riesce a convivere con il silenzio e il nostro sguardo trova finalmente il tempo di soffermarsi.



Informazioni sulla mostra

Aldo Damioli — Il Grand Tour della pittura

A cura di Elena Pontiggia 8 novembre 2026 – 4 aprile 2027

Museo del Paesaggio, Palazzo Viani DugnaniVia Ruga 44, Verbania

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