ALITEIA a Treviso: WE ARE OUR SPOILER e l'arte di guardare oltre

Quattro installazioni luminose attraversano il centro storico di Treviso, trasformando parole, acqua e architetture in un percorso di arte contemporanea dedicato alla percezione, all'identità e alla possibilità di immaginare il futuro.
Dal 21 ottobre al 9 novembre 2026, il centro storico di Treviso diventa parte di un progetto artistico che invita a interrogarsi sul nostro modo di osservare e interpretare la realtà. WE ARE OUR SPOILER, ideato dall'artista ALITEIA, nome d'arte di Alice Babolin, porta quattro installazioni luminose tra canali, palazzi storici e luoghi di passaggio, costruendo un dialogo tra il paesaggio urbano e alcune delle questioni più significative del nostro presente.
Realizzato nell'ambito della ventesima edizione di 4passi Festival, quest'anno dedicata al tema SPOILER. Immaginare il futuro è ancora possibile, il progetto è curato da Valentina Tomio e Alisia Viola e prende forma attraverso un linguaggio visivo fortemente riconoscibile: la scrittura disgrafica dell'artista, con le sue irregolarità e l'immediatezza del gesto, viene trasferita dalla dimensione personale alla scala monumentale delle installazioni urbane.
Quella grafia, lontana da qualsiasi ricerca di uniformità, diventa un elemento espressivo attraverso il quale ALITEIA affronta temi che attraversano da tempo la sua ricerca: la fragilità, i corpi non conformi, il riconoscimento delle differenze e il diritto di definire la propria identità.

WE ARE OUR SPOILER: quando la città diventa parte dell'opera
Le quattro installazioni si inseriscono nel tessuto urbano di Treviso, utilizzandone le caratteristiche architettoniche e naturali per costruire un'esperienza nella quale il significato delle opere cambia anche in relazione allo sguardo e al movimento delle persone.
Alla Pescheria, CLOSE YOUR EYES TO SEE FLOWERS presenta un grande occhio luminoso blu, all'interno del quale piccoli fiori di luce sembrano affiorare dall'acqua. L'opera mette in relazione percezione e immaginazione, evocando quella parte di realtà che spesso rimane ai margini della nostra attenzione: la biodiversità fragile e spontanea, ma anche le persone, le emozioni e le possibilità che non sempre riusciamo a riconoscere.
Lungo Calmaggiore, verso Piazza dei Signori, I'M NOT PERFECT, I'M A PERSON si sviluppa attraverso due grandi scritte luminose sospese tra le facciate dei palazzi. Il passaggio dall'affermazione della propria imperfezione al riconoscimento della dignità personale richiama la ricerca di ALITEIA sui corpi non conformi e sulla necessità di superare modelli prestabiliti di perfezione.
Dal 4 novembre, alla Loggia dei Cavalieri, l'installazione che dà il titolo all'intero progetto introduce una dimensione partecipativa. Una grande struttura luminosa a forma di arco-capanna si attiva al passaggio delle persone, dando voce a una composizione sonora nata da una poesia creata e interpretata da ragazzi, accompagnata dai suoni della città e della natura trevigiana. Il pubblico diventa così parte integrante dell'opera, mentre il titolo WE ARE OUR SPOILER suggerisce una diversa interpretazione del futuro: una storia alla quale possiamo ancora contribuire, anziché un finale già scritto.
A completare il percorso, al Ponte dei Buranelli, troviamo DON'T TRUST THE SURFACE, l'installazione che ha attirato immediatamente la mia attenzione e dalla quale è nata la mia riflessione su questo progetto.

Don't Trust the Surface: il confine sottile tra apparenza e verità
DON'T TRUST THE SURFACE. Non fidarti della superficie.
Sono state queste parole a incuriosirmi fin dal primo momento, forse perché racchiudono una questione che sento particolarmente vicina al mio modo di osservare il mondo e, inevitabilmente, anche al mio lavoro nella comunicazione.
L'installazione presenta una scritta luminosa sospesa sopra l'acqua del canale, dove il riflesso viene continuamente alterato dal movimento della superficie. Le lettere si deformano, le parole si frammentano e l'immagine che ci viene restituita perde progressivamente la propria stabilità, rendendo visibile la distanza che può esistere tra ciò che appare e ciò che realmente abbiamo davanti.
È una rappresentazione visiva di grande immediatezza, capace di affrontare un tema complesso attraverso un elemento naturale come l'acqua. Il progetto richiama infatti la necessità di esercitare uno sguardo critico nei confronti delle informazioni, distinguendo i fatti dalle interpretazioni e riconoscendo quanto possa essere fragile il confine tra percezione e verità.
Viviamo immersi in un flusso continuo di immagini, notizie e contenuti che si susseguono a una velocità spesso superiore alla nostra capacità di comprenderli. La comunicazione digitale ha ampliato enormemente le possibilità di conoscere e raccontare il mondo, ma ci ha anche abituati a formulare impressioni e giudizi attraverso frammenti di realtà, talvolta senza concederci il tempo necessario per approfondire.
È un aspetto sul quale rifletto spesso, soprattutto perché lavoro quotidianamente con le immagini e conosco il potere che possono esercitare nella costruzione di una narrazione. Una fotografia, una parola o una scelta visiva possono orientare la nostra percezione, suggerire un'emozione e contribuire a definire il modo in cui interpretiamo ciò che abbiamo davanti.
Non fidarsi della superficie significa allora recuperare il valore dell'attenzione, imparando a distinguere ciò che vediamo da ciò che crediamo di aver compreso. Un esercizio che riguarda le informazioni, ma anche le relazioni e il modo in cui osserviamo le persone.

Da ALITEIA a Luigi Pirandello: quante realtà esistono dietro un'immagine?
Il rapporto tra apparenza, identità e percezione attraversa da sempre anche la letteratura. Scoprendo DON'T TRUST THE SURFACE, ho pensato a Luigi Pirandello e al suo romanzo Uno, nessuno e centomila, nel quale lo scrittore indaga la distanza tra l'immagine che ciascuno possiede di sé e le molteplici interpretazioni costruite dallo sguardo degli altri.
«La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date.»— Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila
Una riflessione che, a un secolo di distanza, conserva una sorprendente attualità. Pirandello raccontava attraverso la letteratura l'impossibilità di racchiudere una persona in un'unica definizione, mostrando come ogni individuo venga percepito in maniera differente da chi lo osserva.
ALITEIA affronta una questione diversa, legata soprattutto all'affidabilità delle informazioni e alla distanza tra apparenza e verità, ma il suo lavoro apre anche a questa lettura più personale: quanto della realtà che crediamo di conoscere appartiene effettivamente a ciò che osserviamo e quanto, invece, deriva dalle nostre convinzioni?
È un collegamento che trovo particolarmente interessante perché dimostra come linguaggi artistici lontani nel tempo possano incontrarsi intorno a interrogativi ancora irrisolti, offrendo strumenti differenti per interpretarli.

ALITEIA e il valore di un'arte che lascia spazio al pensiero
Ciò che mi ha attratta in WE ARE OUR SPOILER è soprattutto la relazione tra la forza estetica delle installazioni e la profondità delle questioni che affrontano. La luce e la scrittura possiedono un'immediatezza capace di attirare lo sguardo, mentre l'interazione con l'acqua, le architetture e le persone introduce ulteriori livelli di lettura.
La scelta di utilizzare una grafia irregolare, trasformandola in un elemento monumentale e riconoscibile, aggiunge al progetto una dimensione particolarmente significativa: ciò che abitualmente viene considerato una difficoltà diventa parte di un'identità artistica, contribuendo a mettere in discussione i modelli di perfezione e uniformità.
Personalmente, continuo a essere affascinata dalla capacità dell'arte di utilizzare l'estetica per accompagnarci verso riflessioni che appartengono alla nostra esperienza quotidiana. È una qualità che cerco anche nei progetti che scelgo di raccontare sul blog, dove l'interesse per le immagini, il design e la creatività incontra il desiderio di approfondire ciò che si trova dietro una scelta espressiva.

Con ALITEIA questo incontro avviene attraverso parole luminose che modificano la percezione degli spazi e ci invitano a riconsiderare la nostra stessa posizione di osservatori.
Ripenso allora a DON'T TRUST THE SURFACE, alla sua immagine riflessa nell'acqua e a quanto sia facile, nella vita quotidiana, scambiare una prima impressione per una conoscenza definitiva.
Credo che imparare a guardare oltre le apparenze comincia proprio da qui: dalla disponibilità a mettere in discussione ciò che ci sembra evidente e dalla curiosità di scoprire quello che ancora non conosciamo.
WE ARE OUR SPOILER — Informazioni
Artista: ALITEIA (Alice Babolin)
A cura di Valentina Tomio e Alisia ViolaT
reviso, 21 ottobre – 9 novembre 2026
Nell'ambito della 20ª edizione di 4passi Festival
Sito dell'artista: www.aliteia.it




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