Destinatario sconosciuto: a Milano una mostra collettiva sul libro d’artista e la libertà di espressione
- Eleonora F.

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Dal 13 marzo al 16 aprile 2026 gli spazi milanesi Spazio Blue Train e The Kitchen art gallery presentano Destinatario sconosciuto, una mostra collettiva a cura di Silvia Franceschi che mette al centro il linguaggio del libro d’artista e il suo dialogo con le arti visive contemporanee.
Il progetto espositivo coinvolge sedici artisti di diverse generazioni e si sviluppa secondo una modalità particolare: una sola mostra distribuita in due spazi, creando un percorso diffuso che attraversa luoghi e sensibilità differenti nel quartiere Gorla – Naviglio Martesana di Milano.

Il libro d’artista come forma di libertà
Il cuore della mostra è il libro d’artista, una forma espressiva che supera la struttura tradizionale del libro per diventare territorio di sperimentazione visiva e concettuale.
Attraverso questo linguaggio, parola e immagine si incontrano in una dimensione aperta, dove l’opera non è soltanto oggetto da osservare ma spazio di relazione. Il libro d’artista diventa così una delle forme più pure di libertà espressiva, capace di accogliere visioni personali e linguaggi diversi.

Un titolo che richiama la storia
Il titolo della mostra, Destinatario sconosciuto, riprende quello del celebre libro del 1938 della scrittrice statunitense Kressmann Taylor, costruito come uno scambio epistolare tra un gallerista d’arte di San Francisco e il suo ex socio tornato in Germania agli albori del nazismo.
Il riferimento non è casuale. Il romanzo affronta il tema della censura e ricorda quanto sia necessario difendere la libertà di espressione, soprattutto in un contesto storico in cui anche nelle società occidentali emergono nuovi attacchi a questo principio fondamentale.

Sedici artisti e un dialogo aperto
La mostra riunisce sedici artisti di diverse generazioni che utilizzano tecniche e linguaggi differenti, invitati a esprimere liberamente il proprio messaggio indirizzandolo a un destinatario sconosciuto.
Come accade nella lettura di un libro, anche nell’arte visiva l’autore dialoga con un pubblico che non conosce. Il destinatario resta astratto, ma proprio questa distanza rende il gesto creativo ancora più significativo. Esporsi al giudizio del pubblico diventa allo stesso tempo un atto di coraggio e di generosità.
Nell’arte contemporanea il messaggio può apparire talvolta criptico, ma è spesso proprio questa dimensione a generare nuove domande, a mettere in discussione certezze e a stimolare uno spirito critico che nella società di oggi appare sempre più fragile.

Una mostra partecipativa
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la componente partecipativa. I visitatori sono invitati a scrivere o disegnare un messaggio destinato a un interlocutore sconosciuto e a inserirlo in una buca delle lettere presente in mostra.
Il destinatario può essere chiunque: un amore segreto, se stessi tra qualche anno, l’abitante di un altro pianeta o una figura istituzionale. Il messaggio può essere scritto o disegnato, firmato oppure anonimo.
Al termine della mostra, tutti i messaggi raccolti verranno riuniti per creare un libro d’artista collettivo, che sarà presentato in un evento successivo.

Due spazi, un unico progetto
La mostra si sviluppa tra Spazio Blue Train e The Kitchen art gallery, due realtà milanesi che dal 2021 collaborano nell’organizzazione di mostre, laboratori ed eventi.
L’incontro tra Silvia Franceschi, fondatrice di Spazio Blue Train, e l’artista Serena Giorgi, fondatrice di The Kitchen art gallery, ha dato origine a una collaborazione costruita su una visione condivisa dell’arte come spazio di dialogo e di libertà.
I due luoghi, intimi e ricchi di fascino, diventano così parte integrante del progetto espositivo, contribuendo a creare un percorso che unisce sensibilità diverse in un’unica esperienza.
Destinatario sconosciuto suggerisce una riflessione semplice ma profonda: ogni opera d’arte è, in fondo, una lettera indirizzata a qualcuno che non conosciamo.
Un gesto che attraversa il tempo e lo spazio, cercando uno sguardo capace di accoglierlo. Ed è forse proprio questa distanza tra chi crea e chi osserva a rendere l’arte così necessaria: un dialogo aperto, fragile e potente allo stesso tempo.




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