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Achille e Bruno, liberi di giocare: alla Fondazione Achille Castiglioni il design ritrova la meraviglia

  • Immagine del redattore: Eleonora F.
    Eleonora F.
  • 10 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Ci sono mostre che si attraversano.

La sensazione che ho provato entrando negli spazi della Fondazione Achille Castiglioni per la preview di Achille e Bruno, liberi di giocare, curata da Marco Manzini, è stata questa. Non è stata una visita tradizionale, fatta di opere da osservare e informazioni da apprendere. È stato piuttosto un viaggio dentro un modo di guardare il mondo, un'immersione in quell'universo fatto di curiosità, ironia, intuizione e libertà creativa che accomuna due protagonisti assoluti del design italiano: Achille Castiglioni e Bruno Munari.

Mentre attraversavo le stanze dello storico studio di Piazza Castello, mi sono ritrovata a pensare a quanto sia raro, oggi, incontrare luoghi capaci di conservare non solo oggetti, ma anche pensieri. La Fondazione Achille Castiglioni è uno di questi. Un luogo che custodisce un patrimonio straordinario e che continua a raccontare una delle stagioni più fertili e rivoluzionarie del design italiano attraverso un approccio vivo, coinvolgente e sorprendentemente contemporaneo.

La nuova mostra, visitabile dal 29 maggio 2026 al 16 febbraio 2027, nasce proprio da questa volontà di continuare a esplorare l'archivio, riportando alla luce materiali, relazioni e prospettive capaci di raccontare ancora qualcosa di nuovo. Questa volta il focus si concentra sul dialogo tra Achille Castiglioni e Bruno Munari, amici prima ancora che colleghi, accomunati da una straordinaria capacità di trasformare il gioco in uno strumento di ricerca progettuale.


Achille e Bruno, liberi di giocare: alla Fondazione Achille Castiglioni il design ritrova la meraviglia
Foto Marco Marzini
Un patrimonio che continua a generare idee

Visitare la Fondazione significa entrare in contatto con una delle eredità culturali più importanti del design italiano.

Qui tutto sembra raccontare una storia. I prototipi, gli oggetti raccolti negli anni, le fotografie, gli appunti, i materiali d'archivio. Nulla appare immobile o semplicemente conservato. Ogni elemento continua a dialogare con il presente, dimostrando come il design non sia soltanto una disciplina progettuale, ma una forma di pensiero.

Forse è proprio questo l'aspetto che colpisce maggiormente: la sensazione che le intuizioni di Achille Castiglioni non appartengano al passato ma continuino a parlare alle nuove generazioni con una sorprendente attualità.

La Fondazione, attraverso le sue mostre temporanee, riesce ogni anno a rinnovare questo dialogo, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere la complessità e la ricchezza del lavoro di Castiglioni. In questo caso, la scelta di mettere in relazione il suo percorso con quello di Bruno Munari si rivela particolarmente efficace.


Achille e Bruno, liberi di giocare: alla Fondazione Achille Castiglioni il design ritrova la meraviglia
Foto Eleonora Filippini
Achille e Bruno, liberi di giocare: alla Fondazione Achille Castiglioni il design ritrova la meraviglia
Foto Marco Marzini
Quando il gioco diventa metodo progettuale

Se esiste una parola che attraversa l'intera mostra è senza dubbio "gioco".

Ma sarebbe riduttivo interpretarla nel senso più semplice del termine.

Per entrambi i designer, il gioco rappresentava una vera e propria modalità di osservazione della realtà. Un esercizio mentale, un modo per sperimentare, formulare domande e trovare soluzioni inattese.

Achille Castiglioni era noto per il suo approccio ironico e per la capacità di osservare gli oggetti quotidiani da prospettive inaspettate. Bruno Munari, invece, ha fatto del gioco uno strumento educativo e creativo fondamentale, convinto che la curiosità fosse il motore di ogni apprendimento.

La mostra racconta proprio questa affinità profonda. Pur seguendo percorsi differenti, entrambi condividono una visione del progetto basata sulla semplicità, sulla funzionalità e sulla capacità di osservare il comportamento umano.

Non a caso il curatore Marco Marzini definisce il progetto come una metafora del gioco: un continuo confronto tra regole, intuizioni, vincoli e possibilità. Un processo in cui immaginazione e metodo convivono costantemente.
Achille e Bruno, liberi di giocare: alla Fondazione Achille Castiglioni il design ritrova la meraviglia
Foto Eleonora Filippini
Un percorso che invita a partecipare

Uno degli aspetti più interessanti dell'esposizione è la sua dimensione esperienziale.

Non ci si limita a osservare oggetti o documenti storici. Si viene continuamente invitati a partecipare, a sperimentare, a lasciarsi coinvolgere. Nella sezione dedicata a Luci e Ombre, per esempio, il visitatore entra in contatto con fenomeni ottici, proiezioni, riflessi e giochi di luce che permettono di comprendere il modo in cui Achille Castiglioni e Bruno Munari trasformavano l'osservazione in progetto.

La presenza dei proiettori Rocket Ferrania progettati dai fratelli Castiglioni e utilizzabili dal pubblico rende questa parte particolarmente coinvolgente. È una sezione che restituisce perfettamente quell'atteggiamento sperimentale che caratterizzava entrambi i designer.


Achille e Bruno, liberi di giocare: alla Fondazione Achille Castiglioni il design ritrova la meraviglia
Foto Eleonora Filippini
La natura come fonte inesauribile di ispirazione

Tra le sezioni che ho trovato più affascinanti c'è sicuramente La Forma Naturale.

Qui oggetti naturali e materiali raccolti nel corso degli anni diventano spunti per riflettere sul rapporto tra forma, funzione e immaginazione.

È una parte della mostra che invita a rallentare e a osservare con attenzione. A comprendere come una conchiglia, un seme, un frammento vegetale o uno scarto industriale possano trasformarsi in strumenti di riflessione progettuale.

In un'epoca dominata dalla velocità e dalla tecnologia, questo richiamo all'osservazione della natura appare quasi rivoluzionario.


Achille e Bruno, liberi di giocare: alla Fondazione Achille Castiglioni il design ritrova la meraviglia
Foto Marco Marzini
Le parole, i volti e gli oggetti che raccontano storie

Il percorso prosegue attraverso una serie di sezioni che mostrano quanto fosse ampia la ricerca di Castiglioni e Munari.

La Forma delle Parole esplora il linguaggio grafico e la sperimentazione tipografica, mentre Il Volto e la Maschera introduce una dimensione più ironica e giocosa, fatta di espressioni, travestimenti e interpretazioni.

Particolarmente interessante è anche Oggetto Parlante, dove gli oggetti sembrano acquisire una propria voce, suggerendo come la funzione e la forma possano dialogare tra loro.

È proprio in questi dettagli che emerge la straordinaria capacità dei due designer di trasformare la quotidianità in occasione di meraviglia.


Achille e Bruno, liberi di giocare: alla Fondazione Achille Castiglioni il design ritrova la meraviglia
Foto Eleonora Filippini
Uscire con uno sguardo diverso

Ciò che rende questa mostra particolarmente significativa non è soltanto il valore storico dei materiali esposti.

È la sua capacità di parlare al presente.

In un momento in cui siamo costantemente spinti verso la produttività, la velocità e l'efficienza, Achille e Bruno, liberi di giocare ci ricorda il valore della curiosità, dell'errore, della sperimentazione e dell'osservazione.

Ci ricorda che le idee migliori nascono spesso da una domanda apparentemente inutile, da una distrazione, da un dettaglio osservato con attenzione.


Lasciando Piazza Castello, ho avuto la sensazione di aver visitato molto più di una mostra.

Ho attraversato un luogo che custodisce una parte importante della cultura progettuale italiana e che continua a renderla accessibile attraverso un racconto autentico, intelligente e sorprendentemente contemporaneo.

Achille e Bruno, liberi di giocare non celebra soltanto due grandi protagonisti del design. Celebra la libertà di osservare, sperimentare e immaginare. Una libertà che oggi, forse più che mai, merita di essere riscoperta.





In collaborazione con Nicoletta Murialdo PressOffice

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