Gucci secondo Demna: quando la comunicazione diventa un linguaggio culturale
- Eleonora F.

- 16 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Ci sono debutti che non hanno bisogno di spiegazioni, perché parlano da soli. Il nuovo corso di Gucci firmato da Demna inizia così: non con un colpo di scena plateale, ma con una strategia di comunicazione lucidissima, riconoscibile, potentissima. Dal primo contenuto diffuso sui social, è chiaro che non si tratta solo di moda, ma di costruzione di immaginario.


Il cuore di questa narrazione è il concetto di archetipo. Demna lavora su figure universali, su immagini che tutti riconosciamo immediatamente perché fanno parte del nostro bagaglio visivo e culturale. Non le reinventa, non le edulcora: le espone, le isola, le rende quasi crude. Ed è proprio in questa essenzialità che la comunicazione di Gucci diventa contemporanea, quasi necessaria.


La forza sta nel linguaggio. Un linguaggio visivo diretto, asciutto, volutamente anti-retorico. Niente storytelling ridondante, niente costruzioni complesse da decifrare. Tutto è immediato, leggibile, ma mai banale. È una comunicazione che non chiede di essere capita, ma sentita. Che non cerca l’approvazione, ma la connessione.


Gli archetipi diventano così strumenti di dialogo con una generazione che è stanca dell’eccesso, ma affamata di significato. Il messaggio è chiaro: Gucci non sta cercando di piacere a tutti, sta scegliendo di parlare in modo netto, coerente, riconoscibile. E oggi, nel rumore costante dei social, questa è forse la scelta più radicale.

Demna porta nel mondo Gucci una grammatica visiva che conosciamo, ma che qui assume un nuovo peso culturale. Ogni contenuto sembra dire: questo lo conosci già, ma non l’hai mai guardato davvero. È una comunicazione che lavora per sottrazione, che lascia spazio all’interpretazione, che si fida dell’intelligenza di chi guarda.

Ed è proprio questo che rende il progetto così potente: la sensazione che non sia stato pensato per stupire nell’immediato, ma per sedimentare. Per entrare lentamente nell’immaginario collettivo, diventare riferimento, archetipo a sua volta.
In un momento storico in cui molti brand parlano troppo, Gucci sceglie di parlare meglio. Con meno parole, meno effetti, ma con un’identità chiarissima. Una comunicazione che non segue le tendenze, ma le osserva, le decodifica e le restituisce sotto forma di linguaggio culturale.

È un inizio che non ha bisogno di promesse. Perché quando la comunicazione è così centrata, così coerente, così consapevole, il messaggio arriva forte e chiaro: non siamo davanti a un semplice nuovo capitolo, ma a un nuovo modo di raccontare Gucci. E sì, l’entusiasmo è più che giustificato.




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