A Visionary at Altitude . N vijionar sö alalt: lo sguardo di Stefano Zardini tra memoria, visione e montagna
- Eleonora F.

- 3 giorni fa
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In occasione dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, la fotografia diventa strumento di visione e racconto attraverso A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt, la mostra di Stefano Zardini ospitata da Ikonos Art Gallery, Lumen – Museum of Mountain Photography e Fabbrica del Vapore. Un progetto espositivo che si sviluppa da dicembre 2025 ad aprile 2026 e che costruisce un ponte ideale tra la città e le vette dolomitiche, luoghi che hanno nutrito l’immaginario del fotografo fin dall’infanzia.

Più che una semplice mostra, A Visionary at Altitude è un’esperienza immersiva nel mondo della fotografia contemporanea intesa come arte al servizio della montagna. Il progetto si articola in una trilogia di collezioni molto diverse tra loro per atmosfera e approccio visivo, ma unite da un unico filo conduttore: il pensiero profondo e visionario di Zardini, che accompagna il visitatore in un percorso fatto di luoghi, di silenzi e di rumori, ma soprattutto di uomini e donne di montagna.

L’esordio della mostra avviene a Cortina d’Ampezzo, presso la Ikonos Art Gallery, con l’esposizione della prima collezione della trilogia, The Pioneers’ Passion. Nato da un monumentale archivio di fotografie d’epoca di famiglia, questo progetto rappresenta uno dei lavori più visionari dell’autore. Le immagini storiche dei primi pionieri della montagna, che raccontano la nascita del turismo invernale e dello sci, vengono trasformate attraverso interventi cromatici e grafici in chiave pop. Zardini non cancella né sovrascrive il passato, ma lo amplifica con un’operazione concettuale ed espressiva che restituisce nuova luce alle fotografie monocromatiche di inizio Novecento. Il risultato è un racconto che anticipa ciò che potrebbe essere, trasmettendo energia e fiducia, e invitando a guardare al futuro con lo stesso coraggio pionieristico delle comunità alpine di allora.

Il secondo appuntamento si svolge a Plan de Corones, dove il Lumen – Museum of Mountain Photography inaugura una nuova selezione di opere di Zardini nel giorno del passaggio della torcia olimpica in Alto Adige. Qui trova spazio anche la collezione Snowland, una lettura insolita e provocatoria delle Dolomiti, trasformate in un grande fun-park attraverso un raffinato gioco stilistico e intellettuale. In questo lavoro, la montagna viene osservata in relazione alle sue genti e al turismo contemporaneo, ponendo una domanda aperta: è la montagna a essere cambiata o è il nostro modo di viverla? Una riflessione che invita a ripensare non solo l’equilibrio ambientale, ma anche quello mentale.
La trilogia si completa a Milano, negli spazi della Fabbrica del Vapore, dove viene presentato l’intero progetto espositivo, inclusa la collezione Tracce – Lasciare che l’occhio squarti il paesaggio. È il lavoro più intimo dell’autore, in cui la protagonista assoluta è la montagna e la neve, definita da Zardini come una tela pronta a essere utilizzata. Le tracce lasciate dagli sciatori si sovrappongono, si intrecciano e si trasformano in una trama in continua mutazione, disegnata da autori consapevoli o inconsapevoli.

Ad arricchire ulteriormente l’esposizione, una selezione di fotografie d’epoca delle Olimpiadi del 1956, provenienti dall’archivio storico della famiglia Zardini, che rafforza il dialogo tra memoria e presente. Gli allestimenti sono curati da Margherita Palli e Alessandro Pedretti.
Con A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt, titolo tradotto in ladino e profondamente legato alla cultura di appartenenza dell’autore, si celebra non solo un fotografo innovativo ed eclettico, ma anche il coraggio e la creatività delle comunità montane, valori che trovano nello spirito olimpico una naturale risonanza.
Stefano Zardini, nato a Cortina d’Ampezzo, ha costruito un percorso fotografico ampio e articolato. Dopo gli studi a Milano e Londra e un inizio di carriera nel mondo dell’editoria internazionale, si è dedicato per molti anni al fotogiornalismo, documentando guerre e crisi umanitarie in oltre sessanta paesi. Negli ultimi anni, il suo lavoro ha conosciuto una nuova evoluzione, orientandosi sempre più verso la fine art, con una ricerca personale e rarefatta che utilizza la fotografia come strumento di interpretazione creativa della realtà. Nel 2004 ha fondato a Cortina d’Ampezzo la Ikonos Art Gallery, spazio dedicato alle sue collezioni e a quelle di fotografi italiani e internazionali.

Questa mostra, inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, restituisce alla fotografia il suo ruolo più profondo: non solo testimonianza, ma visione. Un invito a rallentare lo sguardo, a osservare le tracce lasciate nel paesaggio e a riconoscere, nella montagna come nella vita, la possibilità di immaginare il futuro con lo stesso slancio di chi, un tempo, ha avuto il coraggio di inventarlo.




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